Sebastiao Salgado, il fotoreporter umanitario del XX secolo
di Redazione
16/03/2022
Sebastião Salgado: la sua carriera
Il suo primo reportage è iniziato nella splendida Africa, musa ispiratrice per la sua carriera. Nel 1973 ha documentato il terribile problema della siccità del Sahel, per poi soffermarsi sull'altrettanto sconvolgente situazione dei lavoratori che immagravano in Europa. Qui, su pellicola in bianco e nero, il primo reportage fotografico per immortalare una realtà difficile ed ingiusta, per dare dignità a quei lavoratori sfruttati che ritraeva. Era solito trattare dettagliatamente le sue immagini per esaltare i giusti toni, usando uno sbiancante per schiarire le ombre eccesivamente definite, e dare un maggiore impatto finale. Nel 1974 prosegue il suo percorso di reporter entrando a far parte dell'agenzia Sygma, occupandosi della rivoluzione in Portogallo e della guerra coloniale in Angola e Mozambico. Dal 1975 inizia a far parte dell'agenzia Gamma, e dopo quattro anni con loro si ritrova nell'acclamata cooperativa di fotografi Magnum Photos. Da qui si ampliano le sue occasioni di viaggiare e documentare il mondo, specialmente in America Latina, tornandoci con estrema frequenza, e da cui nasce una delle sue maggiori opere: Other Americans. Nei sei anni successivi Salgado dà alla luce uno dei suoi progetti più mastodontici, una produzione di 400 pagine, tradotta in sette lingue:La mano dell'uomo. L'opera mette in risalto le reali situazioni lavorative di un mondo in cui fino a quel momento non c'erano stati progressi tecnologi nel campo lavorativo. Dalla sua pubblicazione nel 1993 fino ad adesso, continua ad essere esposto in mostra in oltre sessanta paesi diversi in tutto il mondo. Si prepara a lasciare la Magnum Photos quando nel 1994, con sua moglie Léila Wanick Salgado, apre La Amazonas Images: una struttura autonoma finalizzata ad approfondire la sua grande passione. Continui reportage per testimoniare quelle situazioni sociali a cui si era legata la sua carriera. Una vita dedicata a queste intense cause. Con regolarità dal 1993 al 1999, continua la pubblicazione di reportage su diverse riviste internazionali. Possiamo trovare questi lavori riuniti in due voluti "In Cammino" e "Ritratti di bambini in cammino". Nel 2013 aiuta la tribù del brasile Awá con una campagna di Survival International.La Genesi
Dopo il progetto "In Cammino", dove assiste al genocido in Ruanda, Salgado viene colpito da un crollo. Saturo da quelle situazioni sofferenti e della spietata anima umana, abbandona la fotografia. Il suo spirito però non si è mai placato, e dopo un periodo di pausa è tornato in piedi, ancora con la voglia di testimoniare ed aiutare questo mondo. Torna così in Brasile per un'opera di riforestazione del territorio, che farà riattivare l'ecosistema dopo qualche anno di crescita su chilometri di deserto. La voglia di rinascita e di salvare il nostro pianeta ha portato Salgado a dare vita a "Genesi", un progetto iniziato nel 2003 e portato avanti per 10 anni. Il più grande reportage sul nostro pianeta con oltre 200 pagine di immagini splendide, che rappresentano le meraviglie naturali di cui disponiamo: dalle foreste tropicali dell'Amazzonia, al Congo, Indonesia, ghiacciai dell'Alaska e deserti di America, Cile e Siberia. La fotografia e l'amore per la natura, per il mondo, rimangono il carburante per il fantastico Sebastião Salgado.Articolo Precedente
Acquistare una pompa irroratrice a spalla: i migliori consigli da seguire
Articolo Successivo
I musei di Palermo da non perdere
Articoli Correlati
Simona Scilla: artista e architetto catanese
23/10/2015
Marina Abramovich
22/02/2015
Keith Haring
22/02/2015