Sebastiao Salgado, il fotoreporter umanitario del XX secolo

0
273
salgado

Sebastião Salgado è uno dei più grandi e pluripremiati fotoreporter della nostra epoca.

Nato ad Aimorés, in Brasile, nel 1944, finiti gli studi di economia e statistica, nei primi anni ’70, decide di cambiare strada muovendo i primi passi nel mondo della fotografia ispirato da una missione in Africa, folgorato da quella realtà così diversa. Il lavoro da repoter umanitario l’ha portato più volte a ricevere diversi premi ed essere candidato per il premio di “fotografo dell’anno”

Il suo stile europeo si incentra sull’aspetto umanistico e culturale, condizionato dalle sfumature del Sudamerica: immortala realtà e culture devastate da un’economia poco sviluppata e l’effetto che riflette sulle persone che le popolano.

La sensibilità delle sue immagini riesce a rappresentare la più struggente ed intima realtà di persone comuni, che vivono situazioni perennemente sfavorevoli, fra povertà e sfruttamento. Sviscera e studia il comportamento umano nelle sue sfaccettature, da quelle più delicate a quelle più oscure, in quei contesti sociali così lontani dalla nostra realtà.

Una lotta continua per mettere in luce attraverso i suoi scatti il valore dei lavoratori e i loro diritti. Una vasta collezione di reportage fotografici che l’hanno portato in continui viaggi verso paesi ancora in via di sviluppo, per catturare indelebilmente i segni di un’economia distruttiva, di diritti calpestati, trasmettendo una forte empatia verso quei visi stanchi e sinceri.

Il figlio di Salgado, insieme a Wim Wenders, nel 2014 fa uscire un documentario dedicato alle opere del padre “Il sale della terra”. Otterrà delle candidature per i premi Oscar 2015.

“Il sale della terra” é un film che, attraverso la potenza del bianco e nero arricchisce lo spettatore con una lezione di antropologia che conquista per la sua volontà di informare, provocare ed emozionare con la condivisione di un percorso artistico e umano che ci ricorda che il nostro pianeta è prezioso e l’uomo può essere il benefattore della terra in cui vive. E’ proprio la visione di questo documentario che mi ha fatto interessare alla vita e alle opere di Sebastião Salgado.

Sono Girolamo Monteleone e sono un fotografo specializzato in Fotoreportage di Matrimonio, ho sede a Roma e da oltre 15 anni realizzo reportage emozionali a sposi in tutto il mondo. Salgado si occupa soprattutto di reportage di impianto umanitario e sociale, e anche io nel mio piccolo contribuisco a questa ricerca studiando e percependo l’animo umano, le emozioni.

Credo che il fotografo è un compositore, compone gli elementi all’interno della fotografia così come un compositore musicale crea armonia dalle note. Il fotografo sintetizza concetti in maniera elegante esattamente come fa un matematico e percepisce l’animo umano come fa uno psicologo. Se volete sapere di più di me e del mio percorso professionale visitate il mio sito girolamomonteleone.com
oppure continuate a leggere di più su Sebastião Salgado.

Sebastião Salgado: la sua carriera

Il suo primo reportage è iniziato nella splendida Africa, musa ispiratrice per la sua carriera. Nel 1973 ha documentato il terribile problema della siccità del Sahel, per poi soffermarsi sull’altrettanto sconvolgente situazione dei lavoratori che immagravano in Europa.

Qui, su pellicola in bianco e nero, il primo reportage fotografico per immortalare una realtà difficile ed ingiusta, per dare dignità a quei lavoratori sfruttati che ritraeva. Era solito trattare dettagliatamente le sue immagini per esaltare i giusti toni, usando uno sbiancante per schiarire le ombre eccesivamente definite, e dare un maggiore impatto finale.

Nel 1974 prosegue il suo percorso di reporter entrando a far parte dell’agenzia Sygma, occupandosi della rivoluzione in Portogallo e della guerra coloniale in Angola e Mozambico.

Dal 1975 inizia a far parte dell’agenzia Gamma, e dopo quattro anni con loro si ritrova nell’acclamata cooperativa di fotografi Magnum Photos.

Da qui si ampliano le sue occasioni di viaggiare e documentare il mondo, specialmente in America Latina, tornandoci con estrema frequenza, e da cui nasce una delle sue maggiori opere: Other Americans.

Nei sei anni successivi Salgado dà alla luce uno dei suoi progetti più mastodontici, una produzione di 400 pagine, tradotta in sette lingue:La mano dell’uomo.
L’opera mette in risalto le reali situazioni lavorative di un mondo in cui fino a quel momento non c’erano stati progressi tecnologi nel campo lavorativo.
Dalla sua pubblicazione nel 1993 fino ad adesso, continua ad essere esposto in mostra in oltre sessanta paesi diversi in tutto il mondo.

Si prepara a lasciare la Magnum Photos quando nel 1994, con sua moglie Léila Wanick Salgado, apre La Amazonas Images: una struttura autonoma finalizzata ad approfondire la sua grande passione. Continui reportage per testimoniare quelle situazioni sociali a cui si era legata la sua carriera. Una vita dedicata a queste intense cause.

Con regolarità dal 1993 al 1999, continua la pubblicazione di reportage su diverse riviste internazionali.
Possiamo trovare questi lavori riuniti in due voluti “In Cammino” e “Ritratti di bambini in cammino”.

Nel 2013 aiuta la tribù del brasile Awá con una campagna di Survival International.

La Genesi

Dopo il progetto “In Cammino”, dove assiste al genocido in Ruanda, Salgado viene colpito da un crollo. Saturo da quelle situazioni sofferenti e della spietata anima umana, abbandona la fotografia.

Il suo spirito però non si è mai placato, e dopo un periodo di pausa è tornato in piedi, ancora con la voglia di testimoniare ed aiutare questo mondo.
Torna così in Brasile per un’opera di riforestazione del territorio, che farà riattivare l’ecosistema dopo qualche anno di crescita su chilometri di deserto.

La voglia di rinascita e di salvare il nostro pianeta ha portato Salgado a dare vita a “Genesi“, un progetto iniziato nel 2003 e portato avanti per 10 anni. Il più grande reportage sul nostro pianeta con oltre 200 pagine di immagini splendide, che rappresentano le meraviglie naturali di cui disponiamo: dalle foreste tropicali dell’Amazzonia, al Congo, Indonesia, ghiacciai dell’Alaska e deserti di America, Cile e Siberia.

La fotografia e l’amore per la natura, per il mondo, rimangono il carburante per il fantastico Sebastião Salgado.