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Tre workshop in Viafarini
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In concomitanza con la mostra Wherever We Go – Ovunque andiamo. Arte, culture, identità in transito e la serie di incontri Perchè non parli? Conversazioni d’arte la Provincia di Milano, in collaborazione con l’Associazione Viafarini, ha promosso durante il mese di novembre tre workshop a cura di Gabi Scardi con gli artisti: Maja Bajevic, Adrian Paci ed Antoni Muntadas.
Abbiamo chiesto ad alcuni dei partecipanti la loro opinione sull’esperienza.
Patrizia Brusarosco – Direttore Associazione Viafarini: “I tre workshop realizzati presso Viafarini nel mese di novembre con gli artisti Maja Bajevic, Adrian Paci e Antoni Muntadas, con la curatela di Gabi Scardi, hanno riscontrato particolare successo. Le domande di partecipazione giunte a Viafarini dagli artisti interessati a prendere parte ai workshop sono state numerose. Nello specifico abbiamo ricevuto 88 domande per i workshop di Adrian Paci e Maja Bajevic e 55 domande per Antoni Muntadas.
Vista la numerosa richiesta, è stato necessario procedere a una selezione al fine di raggiungere un numero non superiore alle 20 persone che permettesse agli artisti tutor di organizzare un programma per le tre giornate di incontro, o nel caso di Muntadas, per la singola giornata. Adrian Paci tuttavia ha deciso di dedicare la prima mattinata delle tre giornate ad un incontro aperto a tutti i candidati, ai fini di soddisfare le numerose richieste.”
Luciana Andreani : “E' stata una bella esperienza, ho apprezzato molto la professionalità di Adrian Paci: sia come artista sia come "moderatore" nelle varie discussioni nate attorno ai lavori presentati.
I tre giorni sono stati ben organizzati lasciando anche spazio a modifiche della scaletta che si sono spontaneamente create.
Mi ha lasciato interrogativi preziosi per il mio lavoro e per il pensiero in generale. Penso che la validità di un'esperienza del genere risieda proprio in questo: lasciare interrogativi aperti.”
Maria Grazia Necardo: “Il workshop con Maja Bajevic credo sia stata un'ottima opportunità nella quale si e' creato un momento di scambio e confronto, certo in tre giorni non c'e' la pretesa che qualcosa lì avvenga, ma e' un ottimo punto di partenza, e in ogni caso e' stata creata una situazione di condivisione che in altro modo avrebbe stentato a nascere.”
Catrina Zanirato: “in Viafarini ho partecipato al workshop di Antoni Muntadas, e purtroppo lo devo dire, in una giornata soltanto con in più la sua conferenza non c'è stato poi molto tempo...anzi a dire il vero il workshop stesso è stato praticamente una conferenza, interessante ma credo che la cosa fondamentale di un'esperienza di questo tipo sia il contatto.
Con Adrian Paci, è stata tutta un'altra cosa, la cosa strana è conoscere, parlare con qualcuno di cui hai visto i lavori, alle varie biennali e scoprire che anche lui ha avuto gli stessi dubbi, cha anche lui ha cominciato con un workshop in Viafarini. Naturalmente è molto costruttivo anche capire le dinamiche, da come nasce un'idea, alla scelta del linguaggio, e soprattutto a tutto quello che c'è dietro, quelli che io chiamo gli indizi, i piccoli particolari che svelano ad un'occhio attento le vere intenzioni del lavoro, al di là di ciò che è evidente. Adrian Paci per me è stata una scoperta, e credo che per tutti quelli che come me sono nel limbo, sia veramente importante entrare in contatto con artisti come Paci o Mario Airò, di cui ho seguito il workshop alla Fondazione Spinola Banna per l’Arte quest’autunno. Comunque, ogni workshop diventa più interessante se c'è anche una convivenza, magari anche di pochi giorni, dove ci sono momenti in cui non ci sono allievi e master, ma semplicemete persone che hanno una visione della vita diversa, e a quel punto la sera non puoi andare a casa e uscire da quelle otto ore in cui hai vissuto e parlato d'arte, sei li dentro quello a cui appartieni, e senti che è li che vuoi essere, solo li, il lavoro non ti lascia nemmeno dormire; il workshop di Paci è stato interessantissimo, ma a Banna la mia vita è davvero cambiata.”
Silvia Chiarini: “Per me è stata un'opportunità importantissima che si è rivelata molto utile. Il gruppo di artisti è stato molto affiatato e Maja Bajevic ha saputo coinvolgere tutti fin da subito.
Se devo proprio trovare un difetto posso dire che tre giorni per fare un workshop di quel tipo secondo me sono troppo pochi, perchè, ad esempio, è mancato il tempo per fare un dibattito più approfondito sul lavoro di ognuno di noi.”
Lisa Wade: “Il workshop di Maja Bajevic è stata una bellissima esperienza e' spero di avere l'opportunità di partecipare ad altri progetti di Viafarini nel prossimo futuro. La serie di workshop che attualmente sta organizzando Viafarini, coinvolgendo giovani artisti in un dialogo aperto con artisti di fama internazionale rappresenta un programma solido, valido e costruttivo.
L’opportunità di tali scambi al di fuori delle istituzioni accademiche è rara ed è una risorsa vitale per gli artisti emergenti che possono così impegnarsi completamente non solo con artisti riconosiuti, ma anche con gli altri partecipanti al workshop, indagando e mettendo in questione attraverso una discussione aperta i problemi fondamentali della funzione dell’arte/oggetto/visivo/sonoro/ percezione sensoriale, della sua relazione con lo spettatore, e della responsabilità comunicativa dell’artista nei confronti del fruitore; tutto nel contesto dei media contemporanei e della ricerca artistica che nel presente stanno esplorando i giovani partecipanti. Maja Bajevic è riuscita a garantire l’equilibrio tra la discussione, l’indagine, la presentazione al workshop, in merito ai suoi lavori, di artisti utili al dibattito e la “valutazione” del lavoro dei partecipanti. Diplomatica oltre che propositiva, ha guidato il confronto tra i partecipanti, rendendo possibile una conclusione positivamente inaspettata.”
Francesca Conchieri: ”Il lavoro svolto nei tre giorni di workshop con Maja Bajevic, per me, è stato prezioso, primo perchè ha portato alla ribalta un’idea di lavoro più versatile, mirato all'azione performativa e al progetto culturale, più che alla produzione di un'opera oggettuale, e secondo perchè attraverso l'esercizio che ci è stato proposto, (portare un oggetto da casa che fosse in relazione con il nostro lavoro) ho notato quanto sia difficile per i giovani artisti vivere la considerazione del proprio e altrui lavoro in modo non-personalmente coinvolgente: ogni oggetto ha innescato un meccanismo che andava al di là del semplice sviscerare il valore immaginativo e simbolico dell'oggetto e spesso degenerava in un attacco/ difesa delle proprie scelte. La difficoltà, o incapacità, di valorizzare il lavoro mirando al contrario a trovare ciò che in esso non và prima di essere giunti a una reale comprensione dello stesso, e dall'altra parte, l'incapacità di prendere distanza da se stessi per dedicarsi al semplice ascolto delle opinioni altrui, è stata una lezione interessante, che mi ha condotto a ripensare il rapporto con il mio lavoro, le mie opere e scelte artistiche. Credo che esperienze simili siano fondamentali per la crescita artistica di giovani, e meno giovani, artisti, spero vivamente mi si ripresentino occasioni simili.”
Matteo Rubbi: ”Avere la possibilità di mettersi a confronto con un artista di esperienza è stato fino ad ora molto stimolante. Dipende poi a chi ci si trova davanti. Marjetica Potrc (visiting professor del XII Corso Superiore di Arti Visive presso la Fondazione Antonio Ratti) aveva una capacità naturale di ascolto e di mediazione per cui era interessante anche solo parlare con lei del proprio lavoro. Riusciva nel difficile compito di portarlo su un altro piano; ti obbligava a parlarne diversamente. Anche solo questo è importante. Poi il workshop è una esperienza di condivisione e relazione. Oltre al visiting professor contano un sacco gli altri giovani artisti coinvolti e cosa mettono in gioco. A Como l'esperienza umana è stata decisiva, cioè è stato più importante conoscere le persone più che il loro lavoro; molto spesso il lavoro era meglio lasciarlo in secondo piano. Con Maja Bajevic, e qui arrivo a Viafarini, è stato molto diverso...tre giorni sono appena sufficienti a ricordarsi qualche nome di chi abbiamo intorno, e che energie stanno circolando. E' stato troppo breve per capire dove si poteva arrivare. Nonostante questo, qualcosa è successo; mi sarebbe piaciuto passare più tempo con Maja, ma con alcuni ragazzi che ho conosciuto lì è cominciato un bello scambio. Credo fosse questo uno degli obiettivi. Molto spesso il workshop vero comincia dopo quello ufficiale. Adesso sto lavorando con gli aiPotu per un progetto che avrà luogo a Marzo, e sto tenendo un sacco di contatti. L'artista invitato deve fare il regista del tutto, mettendo assieme il tutto su un piano di relazione il più alto possibile; quando succede qualcosa di buono inevitabilmente viene fuori...”

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